domenica 29 luglio 2012

Non facciamoci scippare il Parco dei Colli Euganei


Siamo sempre stati molto critici rispetto alle occasioni in cui il Parco Colli ha, secondo noi, tradito la sua "mission" di tutela e valorizzazione del territorio dei 15 comuni dei Colli Euganei, ma riteniamo che se passasse la proposta di legge presentata dalla Giunta Regionale il territorio degli Euganei sarebbe scippato di uno strumento di straordinaria potenzialità per uno sviluppo basato sulla valorizzazione delle inestimabili ricchezze paesaggistiche, naturalistiche, ambientali, storiche, monumentali e sui prodotti dell'agricoltura.
La proposta della Giunta Regionale è davvero un furto verso il territorio che verrebbe privato di qualsiasi vera e seria capacità decisionale oltre che ad essere pericolosa per la gestione dell'ambiente e molto poco credibile sotto l'aspetto economico.
Proviamo a spiegare perché:

1) I Sindaci dei 15 Comuni dei Colli non avranno più potere deliberativo in quanto il Consiglio del Parco verrebbe soppresso. Insomma non decideranno più niente. Faranno parte della Consulta, assieme alle associazioni di categoria, alle Pro Loco, alle Associazioni Ambientaliste. 

2) il Presidente sarà scelto non più dai Sindaci o loro delegati ma dal Presidente della giunta Regionale. Così pure il Direttivo del Parco. Anche il Comitato Tecnico-Scentifico verrà nominato da Venezia. Insomma il territorio sarà governato da persone di fiducia del Governatore Veneto e i Comuni non avranno più alcun peso nelle scelte degli organi che rappresentano il Parco Colli.

3) Oggi gli organi politici del Parco Colli costano complessivamente circa 10.000 euro annui. Dubitiamo fortemente che il Presidente e il Direttivo nominati dal Governatore veneto costino "solo" quella cifra. Soltanto i rimborsi spese dei nominati che dovranno gestire e rappresentare ben tre Parchi saranno ragguardevoli, per non parlare della loro remunerazione. C’è poi la questione del Direttore del Parco Colli che oggi è individuato in un funzionario dipendente del Parco che percepisce poco più del suo stipendio e che secondo la proposta di legge della Giunta tale funzione verrà svolta da un Dirigente regionale che costerà sicuramente molto, molto di più.

4) Le autorizzazioni ambientali attualmente vengono rilasciate entro 60 giorni dal Parco. Con la proposta regionale verranno affidate ai Comuni e quindi avremo 15 modi diversi di applicarle e verrà meno quindi la gestione unitaria del territorio del Parco. Inoltre i Comuni, soprattutto quelli piccoli, non hanno strutture adatte ad assorbire queste competenze, senza contare che comunque poi ci si dovrà in ogni caso rivolgere al Parco per ottenere un nulla osta di compatibilità naturalista che dovrà essere rilasciato sempre entro 60 giorni. Non si sa che fine faranno le competenze idrogeologiche e forestali oggi svolte dal Parco e quindi non è dato sapere a chi si dovranno rivolgere i cittadini per ottenere le relative autorizzazioni poiché la proposta di legge nulla dice in proposito.

5) l'operazione che più ci preoccupa e stupisce per la sua miopia culturale è il grossolano tentativo di separare nettamente quello che è inseparabile, vale a dire il concetto di natura da quello di territorio ed ambiente. Il Parco dei Colli Euganei è nato tenendo insieme le valenze naturalistiche, paesaggistiche, ambientali, storiche e monumentali. Cioè tenendo insieme tutte quelle ricchezze che fanno di questo territorio un ambiente unico. Proporre un Parco fatto solo dei cocuzzoli dei Colli è una operazione culturale pericolosa e soprattutto autolesionista.

In conclusione la proposta di legge della Giunta Regionale appare davvero come un tentativo di scippo nei confronti di un territorio che in questo momento ha bisogno invece, più che mai, di un Parco che riprenda a svolgere bene la "mission" di Parco e che recuperi le finalità della legge istitutiva del 1989, creando le condizioni  finalmente anche per produrre  ricchezza ed opportunità di crescita economica ed occupazionale. E’ nostra intenzione, in accordo con i consiglieri regionali del Partito democratico, contrastare questa proposta, in modo deciso, ma disponibili al confronto,  per  discutere nel merito e per  formulare delle controproposte. Non possiamo e non vogliamo rinunciare a svolgere fino in fondo il nostro ruolo di difensori di un patrimonio unico che è un bene di tutti.


Federico Ossari
Segretario Provinciale PD     

Francesco Corso
Segreteria PD con delega al Parco Colli Euganei

lunedì 2 luglio 2012

Programma partecipato


Cari amici,
vi inoltriamo uno schema di argomenti, al fine di raccogliere idee e contributi all'elaborazione condivisa del programma elettorale della nostra area, in previsione di una candidatura alle primarie per i parlamentari del Partito Democratico.

1. Nuove forme di partecipazione politica e democrazia interna dei partiti.

2. Prospettive ed idee di sviluppo per Padova e il suo territorio.

3. Dall'economia finanziaria all'economia reale: tutela dell'ambiente e nuovi fattori di crescita.

4. Diritti civili: coppie di fatto, ius soli, testamento biologico e nuove forme di genitorialità.

5. Il rilancio del welfare: sanità pubblica e sistema previdenziale.

6. L'urgenza formativa: il rapporto fra la scuola e il sistema produttivo.

Vi chiediamo d'inviarci i vostri contributi (massimo una cartella) al nuovo indirizzo mail :  ideecorsare@gmail.com
(entro il 21 luglio 2012). 
Seguirà un incontro aperto a tutti per la definizione finale della nostra proposta.

Filippo Pacchiega
Nicoletta Pannocchia
Ettore Perrella
Filippo Rizzato

martedì 26 giugno 2012

Le primarie: Come si può iniziare a realizzare un effettivo rinnovamento della politica in Italia


Le elezioni primarie sono uno strumento essenziale di partecipazione della cittadinanza alla strutturazione interna dei partiti, e quindi alla vita politica complessiva del paese.
Tuttavia questo strumento, per essere effettivo e realmente efficace, non può limitarsi a dare ai partiti una “facciata democratica”, buona solo per i giornali e gli altri media, ma deve corrispondere ai loro effettivi criteri organizzativi interni.

1. Le primarie devono essere aperte: sia per quanto riguarda i candidati, sia per la partecipazione al voto. Devono quindi essere escluse tutte le forme di discriminazione preliminare o di preiscrizione, che ridurrebbero questo strumento di democrazia ad un sistema di propaganda.
2. La libertà di accesso alle primarie naturalmente non esclude che la partecipazione ad esse non sia pubblica a tutti gli effetti, in quanto comporta un’assunzione di responsabilità diretta da parte dei partecipanti.
3. L’ammissione delle candidature deve fondarsi sul rifiuto di ogni discriminazione, di genere, culturale, sociale ecc.; occorre invece favorire la presenza fra i candidati non solo di donne, ma anche di rappresentanti delle minoranze e dei territori.
4. È necessario, in questa prospettiva, superare il prevalere, nella rappresentanza politica interna al Partito, dei capoluoghi sul territorio.
5. L’uso dello strumento delle primarie non deve limitarsi a poche cariche, come nella designazione di un leader di coalizione o del Segretario del Partito, ma deve estendersi a tutte le elezioni, europee, nazionali, regionali e comunali.
6. I partiti dovranno subordinare le deleghe presso gli enti pubblici o partecipati sia alla valutazione delle competenze, sulla base di curriculum accessibili a tutti, sia ad un orientamento politico chiaro.
7. Finché non verrà ridata agli elettori la possibilità di scegliere un candidato nelle liste elettorali per il Parlamento ed il Senato, basterebbe che queste corrispondessero alle preferenze delle primarie per evitare in buona parte gli effetti della legge porcellum.
8. Le elezioni primarie – soprattutto se estese a tutte le votazioni – comportano l’avvio d’una ricalibratura della delega, in quanto sottolineano il primato della società sui partiti politici.
9. Soprattutto in un momento difficile come quello attuale, i partiti, se vogliono riguadagnare la fiducia degli elettori, devono ampliare ed incentivare le proprie relazioni con la società civile e con tutte le sue componenti, sia economiche, sia politiche, sia culturali, anche collaborando attivamente con le libere associazioni e con i movimenti politici non partitici.
10. Questo non comporta una concessione da parte dei partiti alla società civile, ma, proprio al contrario, che essi si riconoscano come una sua componente essenziale, smettendo di considerarsi abusivamente come una parte dello Stato. Realizzare una loro effettiva democratizzazione significa realizzare con maggiore efficacia anche la democrazia parlamentare.
11. Una componente essenziale della sfiducia sempre più diffusa fra i cittadini nei confronti dei politici dipende dai metodi di finanziamento dei partiti. Il loro finanziamento pubblico – che del resto in Italia era stato rifiutato da un referendum – ha incentivato una grave distorsione della democrazia, facilitando il malcostume e l’adozione di comportamenti illegali anche al loro interno. Il finanziamento dei partiti deve quindi tornare alla società, prevedendo la detraibilità fiscale dei contributi economici liberi (eventualmente entro limiti determinati), oltre che la loro assoluta trasparenza pubblica. Nel contempo, anche la gestione economica interna dei Partiti deve diventare pubblica e pubblicamente controllabile, venendo sottoposta ad organismi terzi di revisione, come la Corte dei Conti.
12. È inoltre necessario dare un limite alla rieleggibilità in tutte le cariche politiche ed amministrative, istituendo (e facendo rispettare senza eccezioni) un limite a tre mandati parlamentari, ed accompagnando questa nuova regolamentazione con il divieto di riproporre come candidati almeno un terzo degli eletti (soprattutto nei primi anni d’applicazione). Questo non solo consentirebbe di rinnovare i quadri politici italiani, spesso legati a concezioni politico-economiche del tutto superate, ma contribuirebbe in maniera decisiva a rendere i Partiti dei rappresentanti effettivi della società civile.
13. Devono infine venire a cadere gli assurdi privilegi economici e previdenziali che contraddistinguono da troppo tempo la classe politica italiana.



sabato 19 maggio 2012

Lettera aperta sul revamping


La sentenza del TAR ci soddisfa per due motivi.

Il primo perchè è stato bloccato un progetto sbagliato per il nostro territorio e questo ci da ragione su tante questioni poste da tempo e non ultimo sulla dignità che abbiamo come amministratori eletti dai nostri cittadini di tutelare il nostro ambiente e il nostro paesaggio (non era facile farlo dopo la sentenza del Consiglio di Stato). 
Inoltre la sentenza evidenzia come il Parco abbia dato ascolto solo alle richieste avanzate da una parte abdicando ad un ruolo rappresentativo di tutto il territorio ed non abbia affrontato la questione cementifici insistenti all'interno del perimetro del Parco Colli in termini complessivi, in un "Progetto Unitario" che riguardi tutti e tre i cementifici e non a spicchi, ovvero per singolo stabilimento, come invece si è proceduto per il revamping. 
E' singolare che siano i giudici a ricordarci l'esistenza degli articoli del Piano Ambientale che impongono questo approccio. 
Ora al Parco va chiesto proprio questo: dare forza ad un percorso che tratti unitariamente la questione dei cementifici in quanto attività incompatibili con il Parco stesso.
In questo senso va sostenuto fortemente il tavolo sui cementifici promosso dalla nuova amministrazione del Parco Colli. Sostenuto ed incoraggiato. 
 
Il secondo perchè questa sentenza ci dà il tempo per arrivare con proposte economiche-occupazionali coerenti con le finalità della legge istitutiva del Parco Colli. 
Questo è un compito che spetta alla politica. 
Avevamo chiesto a Provincia e Regione un tavolo in cui ci si confrontasse sul destino economico della nostra area, sulle scelte strategiche per  l'occupazione ed il futuro del nostro territorio, ed in base a scelte condivise si agisse di conseguenza. 
Avevamo chiesto di ricercare le alternative occupazionali. 
Invece le nostre richieste sono rimaste inascoltate: il Sindaco della città in cui insiste lo stabilimento dell'Italcementi non si è mai confrontato con il territorio circostante; la politica che conosciamo si è guardata bene dall'ascoltare i timori e le rimostranze che venivano dalle nostre comunità e non ha saputo suggerire e prefigurare un percorso per condividere quale prospettiva economica e sociale proporre per la nostra area. 
Solo Margherita Miotto si è fatta interprete delle istanze e delle preoccupazioni che provenivano dalle nostre comunità. 
Un pò poco per una politica che a parole vuole riannodare i legami con la popolazione, un pò poco per una politica che dovrebbe per lo meno favorire il confronto e la ricerca di soluzioni condivise, che dovrebbe dimostrare progettualità. 
Sono questi comportamenti "poco politici" che portano disaffezione verso la politica.
Ora c'è finalmente spazio per la buona politica. 
Gli amministratori, i partiti, gli esponenti politici (onorevoli, consiglieri regionali, ecc.), gli amministratori del Parco Colli, le associazioni devono mettersi da subito al lavoro e sostenere concretamente l'azione di Baone ed Este con una proposta che porti occupazione. 
La politica ha la possibilità di prendersi uno spazio che le appartiene: progettare lo sviluppo economico coerente con la vocazione turistica di questo nostro meraviglioso territorio. 
Dobbiamo coniugare la difesa dell'ambiente e della salute con la difesa del posto di lavoro arrivando al Consiglio di Stato (se ancora si vorrà arrivarci!) non solo difendendo stenuamente una sentenza che ci soddisfa pienamente ma anche con una proposta occupazionale che solo la buona politica può dare.

Francesco Corso Sindaco di Baone                                                                                                                                                       

Giancarlo Piva Sindaco di Este
                                                                                                                                                      

mercoledì 9 maggio 2012

il TAR accoglie le motivazioni dei comuni e blocca il revamping

Il TAR ha confermato con motivazioni più ampie rispetto alla sentenza precedentemente resa sul ricorso dei Comitati la non compatibilità dell’intervento con le norme del piano ambientale,  anche alla luce della pronuncia del Consiglio di Stato n. 1185/2012 (relativa all'appello proposto da Italcementi). 
In particolare il TAR insiste poi con particolare rilievo sulla illegittimità dell’autorizzazione paesaggistica rilasciata dal Parco dei Colli Euganei, ritenendo che i vizi procedimentali e motivazionali rilevati siano tali da giustificare la trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica, al fine di valutare l’eventuale sussistenza di fatti penalmente rilevanti.

giovedì 22 marzo 2012

NON MODIFICARE L'ART.119 COST. IN MANCANZA DI UN GOVERNO EUROPEO DEMOCRATICAMENTE ELETTO DAI PROPRI CITTADINI


Le modifiche degli articoli 81 e 119 della Costituzione, che stanno per essere approvate dal Parlamento Italiano, pongono delle limitazioni non trascurabili alla sovranità  del nostro Paese.



Subordinare l’autonomia economica di Comuni, Province e Regioni all’”osservanza dei vincoli economici e finanziari derivanti dall’ordinamento dell’Unione Europea” rischia di limitare la crescita economica. In particolare si ritiene che far dipendere le possibilità di spesa dei singoli Comuni dagli equilibri di bilancio regionali, penalizzi i Comuni virtuosi ostacolandone gli investimenti per il territorio ( “… a condizione che per il complesso degli enti di ciascuna Regione sia rispettato l’equilibrio di bilancio…” art.119, comma 6).



E’ vero che la nostra Costituzione ha consentito fin dal primo momento la possibilità  di una  limitazione della sovranità  italiana per effetto della collaborazione con gli altri Pesi europei. Ma è vero pure che questa collaborazione era intesa allora, “nello spirito di Ventotene“, per favorire la creazione di una federazione fra gli Stati europei. Allo stato attuale, però, il Parlamento Europeo non è ancora dotato di nessuno strumento esecutivo.



E’ sconcertante vengano accettate dal nostro Parlamento modifiche così sostanziali della nostra Costituzione in mancanza di una struttura realmente federale dell’UE. Queste modifiche, in effetti, potrebbero essere fatte se, e solo se, si trattasse di cedere sovranità  ad una federazione sovrana, e quindi derivassero direttamente dalla volontà dei cittadini degli stati membri, attraverso delle scelte elettorali.



Ed è anche inaccettabile che queste modifiche costituzionali vengano approvate facendone passare in sordina il significato e gli effetti che rischiano di produrre.
Inoltre scelte così importanti per il nostro Paese dovrebbero essere preventivamente discusse ad ogni livello territoriale del nostro Partito.
Chiediamo quindi che i Parlamentari italiani del PD, in mancanza di un Governo europeo democraticamente eletto dai propri cittadini, rifiutino l’approvazione di queste modifiche.

PD NUOVO PERCORSO

Nilo ANDRETTA
Paolo CONCONI
Andrea DREZZADORE
Nicoletta PANNOCCHIA
Ettore PERRELLA
Filippo RIZZATO
Francesco CORSO