mercoledì 19 gennaio 2011

Scuola: chi taglia e chi governa

Alle prossime rilevazioni internazionali sul livello di istruzione degli alunni della scuola primaria l’Italia rischia di registrare un drastico peggioramento. Rispettivamente nel 2006 (PIRLS) e nel 2007 (TIMSS) la nostra scuola primaria, quella dei maestri in compresenza per intenderci, aveva ottenuto il 50 e 60 posto mondiali.
Ci è voluto un complesso mix di incompetenza, ideologia destrosa e demagogia, per avviare la distruzione anche di questa di eccellenza nazionale.
Sappiamo che il ministro Gelmini ha giustificato la sua «riforma» come esecuzione di un diktat di bilancio imposto dal «genio» Tremonti - quello del «con la cultura non si mangia» - che ha operato un taglio di 8 miliardi di euro in tre anni per la scuola. Taglio che non ha origini solamente in esigenze di cassa, ma nasconde una precisa idea della formazione delle prossime generazioni.
 Il Pd, che «senza se e senza ma» chiede una netta inversione di rotta sul finanziamento dell’istruzione, rischia però di essere associato al partito della spesa e della malintesa solidarietà, troppo spesso spacciata (vedi retorica leghista) come mero scialo del denaro pubblico. Ma è proprio vero che per esigenze di cassa, e quindi in teoria per il bene comune, si debba tagliare, e quindi compromettere, il servizio formativo di un paese?
La recente riorganizzazione operata dall’assessorato alla Scuola del comune di Padova ci fornisce alcuni utili dati che meritano una riflessione su cosa sia un metodo riformista. Mentre il governo riduce il fondo sociale pubblico dagli oltre 2500 milioni di euro del 2008 ai 271 per il 2013 (sì, sì avete letto bene -2.229 milioni in 5 anni!), il comune di Padova ha compiuto per i servizi scolastici un mezzo miracolo. Nell’arco di due anni intervenendo in modo rigoroso su a tariffe e modalità di erogazione dei servizi a domanda individuale l’assessorato cittadino guidato da Piron, ha realizzato un risparmio complessivo di circa 1,7 mil di euro. Le linee di questo intervento sono state due: 1) maggiore trasparenza e controllo sui beneficiari dei servizi (controlli ISEE); 2) ridefinizione delle forniture del servizio mensa (nuovo appalto mense); vale a dire maggiore equità, poiché è giusto che a beneficiare degli aiuti pubblici siano i soggetti effettivamente bisognosi, e aumento del numero di famiglie aiutate nell’accesso ai servizi (nido, mense, scuole infanzia). Grazie a questo intervento non solo saranno preservati i servizi comunali alla scuola, ma in alcuni casi addirittura rinforzate delle attività educative che la scuola si trova abitualmente ad offrire (perché la scuola è anche e soprattutto un’agenzia sociale), e mi riferisco ai progetti di inserimento e sostegno dei bambini Rom, alla prevenzione del bullismo e della dispersione scolastica, all’edilizia scolastica (+180 posti nido), nonché anche ad un effettivo aumento delle borse di sostegno (+50%) alle famiglie meno abbienti, insomma a politiche di vera e materiale solidarietà.
Il caso di Padova dimostra che l’equazione rigore economico = taglio indiscriminato con conseguente impoverimento dell’istruzione e delle sue funzioni sociali, è un’esclusiva della destra al governo. Si può e si deve conciliare rigore economico con la qualità dei servizi. Si può e si deve rafforzare la scuola come soggetto e servizio pubblico, che sappia attuare reale giustizia sociale e preservare il bene comune per le generazioni future.
Filippo Pacchiega
responsabile scuola esecutivo PD cittadino

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